venerdì 7 settembre 2012

Livella#3 -Time running out


Siamo tutti i giorni soggetti  alle consegne. Le tempistiche ci prendono in ogni atto della nostra vita. Da quando nasciamo, anzi fin da prima, da quando siamo lunghi pochi centimetri ci dicono quando dovremo nascere. Ci danno una scadenza: nascerai entro la tal data. E se non la rispetti, zaaaac, un bel taglio e ti tirano fuori. Non ci son scuse, non puoi chiedere una proroga! Non puoi fare male la prima consegna e poi dire << mi date 30 giorni di tempo per portare le integrazioni? >> . Perciò siamo fin da piccoli sono l’egida del tempo, scandito ed intervallato da step da superare, siamo dentro un autostrada dove, in ogni caso, dobbiamo prima o poi passare da un casello. E anche se prendi una tangenziale, una cavolo di barriera dove ti fanno pagare anche solo (!!!) un euro, o due euro e venti (l’alba di una nuova autostrada, prossimamente sui vostri schermi) te la ritrovi a scandirti il tempo e il denaro.


Eppure nonostante fin da piccini il tempo ci venga scandito inesorabilmente tra pappette, visite, vaccini, orari scolastici, interrogazioni, esami, e via via crescendo con polizze assicurative, pagamenti bancari, iva, imu, cùcù, cuccuruccucù-paloma, ci ritroviamo sempre a fare tutto all’ultimo minuto, a cercare ancora di aggiustare la situazione in extremis ( dal latino Extrema ratio = piano estremo, maniera ultima). Anni e anni di insegnamenti a rispettare gli orari e continuiamo ad arrivare alla fine della clessidra, ad aspettare la caduta dell’ultimo granello di sabbia prima di terminare l’opera in cui siamo impegnati. E così ci ritroviamo a darci delle scadenze ed inesorabilmente a portare tutto a fine del tempo utile, se ci riusciamo!




Ma qual è il tempo delle nostre azioni, delle nostre opere? L’architettura ha una scadenza? Bè ad esempio il permesso a costruire ce l’ha, e per quanto siano lunghi 3 anni di tempo per erigere una “bella villetta” anche in questo caso ci ritroviamo ad un certo punto a far fronte ad una data “X” per posare mattone su mattone. Ma, una volta eretti, quei muri staranno su per chissà quanti decenni…o forse no, un giorno verranno abbandonati e demoliti. Siamo di fronte a costruzioni che hanno migliaia di anni che sono di una bellezza disarmante e altre che pur avendo al stessa età non son altro che un insignificante ammasso di pietre mostrate con la pretesa di aver una valenza storica, ma che in realtà ormai trasmettono ben poco di ciò per cui sono state assemblate l’una sull’altra (questo commento sarà per caso frutto dello sconcertante vuoto che mi ha trasmesso al recente visita al palazzo di Cnosso?!?!); altre volte ci troviamo davanti a opere anche di recente fattura che dopo aver terminato lo scopo per il quale sono state concepite, spesso un grande evento, vengono progressivamente abbandonate e quindi distrutte, nate in nome del progresso, di una svolta economica e sociale, con una buona dose di programmazione a lunga gittata per far fiorire questo o quel sistema economico, turistico, sportivo e schiantatesi al suolo in un botto di dinamite in nome dello stesso “ideale” di progresso che muove però in altra direzione dopo pochi anni. 



Opere create forse di corse e costruire prematuramente  con un destino segnato di una fastosa quanto breve vita. È un caso, o forse no, che questo sia il destino di tanti impianti sportivi: lo Stadio delle Alpi, costruito di fretta per i mondiali del ’90 con pretesa di esser il luogo polivalente dello sport torinese, ricostruito ora per accogliere la vera funzione per cui era nato e per il quale veniva utilizzato. Pensarci prima? O il velodromo di Roma realizzato per le olimpiadi del 1960, utilizzato 8 anni e poi lasciato alla deriva,  demolito nel 2008.

http://youtu.be/WdwlSfkPzCo

Buon senso, programmazione economica e sportiva: avanti e pedala! Sulle stesse zolle di terra dove gli antichi romani hanno costruito arene, templi, fori, terme, circhi, non si riesce a erigere un impianto che valga due lire e possa durare nel tempo. Al Colosseo hanno fatto spettacoli per 600 anni ed è ancora in piedi…in sostanza le cose si fanno in due modalità temporali:

  1. si fanno bene fin da subito ed hanno bisogno di un certo tempo di realizzazione
  2.  si fanno male e si possono quindi realizzare in qualsiasi tempistica.

Perciò il livello di qualità e la tempistica sono inversamente proporzionali. Forse fino ad un certo punto, poi si passa ad una fase stagnante, ma sostanzialmente si può fare questa distinzione: male subito o bene tra un po’.

Che altro aggiungere: non so, devo andare, presto che non ce la faccio più….sono in ritardo!

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